i nodi dei giardini del paradiso

1 aprile – 5 novembre 2023
castello di brescia

A cura di LETIA – Letizia Cariello e Giovanni Valagussa

Conferenza stampa: venerdì 31 marzo 2023, ore 12:00
Apertura al pubblico: sabato 1° aprile 2023, ore 15:00

Fondazione Tassara ha deciso di mettere a disposizione, in occasione delle manifestazioni legate a Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023, una parte della sua inestimabile collezione di tappeti, donata da Romain Zaleski, con l’obiettivo di far conoscere e apprezzare al grande pubblico alcuni manufatti abitualmente destinati all’esposizione in mostre temporanee nei maggiori musei del mondo. Unitamente a Fondazione Brescia Musei, co-promotore del progetto, ha affidato a LETIA – Letizia Cariello e Giovanni Valagussa la curatela della mostra I nodi dei giardini del Paradiso, che si terrà dal 1° aprile al 5 novembre 2023 presso i nuovi spazi, restaurati e riaperti al pubblico dopo circa quindici anni, nel Grande Miglio del Castello di Brescia, ove è allestito al piano inferiore anche il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia.

Il progetto espositivo raccoglie una preziosa selezione di 35 tappeti dell’area del Turkestan, scelti all’interno dell’ampio corpus della collezione Zaleski, che per la prima volta vengono esposti al pubblico accanto a un nucleo di opere di arte contemporanea legate al tessile di artisti internazionali, tra cui Alighiero Boetti e Herta Ottolenghi Wedekind, che in modo innovativo saranno inserite, insieme alla proiezione multimediale su un grande schermo a vela di Wladimir Zaleski, in un’unica e inedita installazione site specific realizzata da LETIA – Letizia Cariello. Uno “spazio morbido” fatto di stoffa, fili, corde tese e tappeti appesi come stendardi o gonfaloni.

Fondazione Tassara e Fondazione Brescia Musei hanno deciso di rendere il biglietto d’ingresso alla rassegna gratuito al fine di coinvolgere, incuriosire, far scoprire al grande pubblico un mondo la cui arte affonda nei secoli dalla Cina alla Spagna senza soluzione di continuità, dove non solo arte antica e contemporanea dialogano, ma producono anche una nuova opera d’arte.

Parallelamente alla mostra a Brescia è stata organizzata a Bergamo la seconda edizione di Hortus Conclusus con l’apertura di tre Palazzi antichi di città alta, Palazzo Agliardi, Palazzo Terzi, Castello di Valverde, facenti parte del programma delle Dimore storiche. All’interno dei palazzi saranno proposti 13 tappeti molto rari, risalenti ai secoli XVI e XVII, le cui tipologie prendono il nome da importanti pittori del Rinascimento: Ghirlandaio, Lotto e Tintoretto. Il pubblico potrà così, durante alcuni fine settimana di aprile, maggio e settembre, ammirare eccezionalmente queste antiche opere d’arte all’interno di dimore normalmente abitate dai proprietari.

Le due iniziative sono sostenute da Fondazione Cariplo e dalla Fondazione della Comunità Bresciana.

Il titolo della rassegna bresciana rinvia ai fili dei tappeti annodati attorno alla trama e all’ordito, che rievocano terreni magici, paradisiaci, luoghi del sacro e della preghiera, ambienti caldi e confortevoli, oasi nel deserto. È proprio il tema del viaggio che ha guidato la scelta, all’interno della collezione Zaleski, una delle più complete raccolte private esistenti al mondo, composta da oltre 1330 tappeti provenienti da ogni parte dell’Eurasia e del Nord Africa, dei 35 tappeti antichi, tutti circoscritti a un’area specifica. Si tratta dell’immensa distesa dell’Asia centrale, in quel territorio che complessivamente è definito Turkestan, che si estende dal Mar Caspio fino alla Cina occidentale e che comprende paesi tra i più affascinanti al mondo per gli straordinari paesaggi e la natura incontaminata, nei quali si snodavano le vie carovaniere che costituivano la ‘Via della Seta’.

Come sottolinea Giovanni Valagussa, curatore della mostra, si tratta di «una mostra che vuole ricordare il millenario legame tra Oriente e Occidente; ricordare città mitiche come Bukhara, Samarcanda, o Tashkent; ricordare la cultura misteriosa e affascinante dei nomadi che si spostavano in queste aree senza confini; ma anche ricordare le donne che oggi in Afghanistan combattono per la loro dignità e per una parità assurdamente negata».

Come osserva LETIA – Letizia Cariello, curatrice della mostra, «i preziosi tappeti vengono presentati non in un allineamento tradizionale di ispirazione museale, ma diventano a loro volta parti costituenti di una grande e articolata opera di arte contemporanea. Si tratta di un Gesamtkunstwerk [opera d’arte totale], costituito sostanzialmente da quattro elementi insediati l’uno nell’altro a formare una sorta di Matrioska offerta allo spettatore, in modo da invitarlo a diventare attore e, infine, parte costituente dell’installazione complessiva».

Realizzate appositamente per la mostra, le inedite installazioni Beauceant e Aracne di LETIA – Letizia Cariello. La prima è costituita dai tappeti stessi montati su telai sostenuti da carrucole, bitte marinare e staffe di acciaio con l’ausilio di cordami da vela rossi che percorrono lo spazio arrotolandosi sulle travi del soffitto, in un gioco di intrecci che ricorda il reticolo delle sartie dei velieri.  La seconda è una sorta di labirinto che accompagna il cammino dei visitatori e si snoda grazie a una sequenza di maniglie passamano di acciaio lucidato a specchio disegnate dall’artista, attraversate da un lungo cordone rosso che guida le persone come seguendo il mito antico del filo d’Arianna. L’orchestrazione di questi elementi s’ispira idealmente alla Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, a fianco della Scuola Normale Superiore di Pisa, le cui pareti, accanto ai tradizionali elementi di ispirazione religiosa, accolgono vessilli e trofei della Battaglia di Lepanto.

A completare il percorso, il grande schermo a vela con le suggestive immagini colori e suoni del videomaker e videoartist Wladimir Zaleski, i manufatti tessili realizzati da eccezionali artisti del XX secolo quali Alighiero Boetti e Herta Ottolenghi Wedekind, e il lavoro di LETIA stessa, Thinkerbell. Si tratta di una grande gabbia di ottone, posta nella navata centrale, all’interno della quale verrà riprodotta la musica di Bach. Grazie anche alla collaborazione con la Fondazione del Teatro Grande di Brescia, la musica sarà eseguita dal vivo, in diverse circostanze, dal Bazzini Consort che suonerà all’interno dell’opera, in un peculiare connubio di percezione uditiva e visiva.

 

biografia

LETIA Letizia Cariello nasce in una famiglia di origine napoletana dedita da più di 250 anni alla scultura. Dopo la laurea in Storia dell’Arte all’Università Statale di Milano, si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove oggi è Professore Ordinario di Anatomia Artistica nella Scuola di Scultura. Le opere dell’artista – disegni, installazioni, video, sculture – sono attualmente esposte diverse collezioni pubbliche e private, tra cui: il National Museum of the Woman in the Arts di Washington, il Mint Museum di Charlotte, il Museion – museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. LETIA Letizia Cariello è rappresentata in Italia dalla Galleria Massimo Minini di Brescia. www.letiziacariello.com

Giovanni F. M. Valagussa, storico dell’arte, dopo aver studiato alla Fondazione Roberto Longhi di Firenze con Mina Gregori e aver svolto il Dottorato di ricerca a Torino con Giovanni Romano, ha ricoperto con continuità in Università Cattolica dal 1998 ad oggi – nelle sedi di Milano e Brescia – la cattedra di Storia delle arti minori, Storia delle tecniche artistiche e, dal 2002, di Museologia. Ha pubblicato numerosi saggi, articoli e contributi su temi in particolare di arte medievale e rinascimentale.

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